Il catarismo: una dottrina gnostica scomparsa

I Catari: il loro nome significava Puri. Erano detti anche Albigesi, dalla città di Albi. Apparvero sulla scena europea all’inizio dell’anno Mille. Erano cristiani ma gnostici e quindi eretici agli occhi della Chiesa Cattolica. Nato nel Midi della Francia, il catarismo si diffuse con grande velocità in tutta Europa. Fu di certo una reazione legittima alla politica ipocrita dei padri della Chiesa. Se i Vangeli predicavano la povertà e l’amore per il prossimo, perché il clero non viveva secondo tali precetti?

Unicum nella storia dello gnosticismo, il movimento cataro rappresentò una seria minaccia per la Chiesa Cattolica. Bisognava soffocarlo a tutti i costi, ma come? E poi, da dove venivano questi eretici? Che cosa predicavano esattamente? I Catari irruppero nella letteratura antica nel 1022, ma solamente dopo il 1140 i teologi si resero conto della portata di questa eresia. Il primo ecclesiastico a prendere posizione contro i Catari fu Petrus Venerabilis, abate di Cluny, in un trattato.

Studiando le fonti appare abbastanza evidente come il catarismo più che una contaminazione sia stata la spontanea evoluzione e sopravvivenza di una corrente cristiana che mantenne la versione originale dal cristianesimo da tempi anteriori al concilio di Nicea, fino al XIII secolo. Una vera rarità, vista l’oppressione scientifica della Chiesa Romana verso i movimenti ereticali, infatti i catari furono sterminati per mano di una crociata indetta dal papa. I Catari erano differenti dai cattolici romani per l’interpretazione del mondo. Per essi Dio creava l’eternità e lo spirito, mentre il tempo e la vita materiale erano creazioni del Diavolo. L’anima umana per i Catari era divina, il corpo al contrario ne era la prigione. Il battesimo o “consolazione” era l’unico sacramento che praticavano; esso rivelava all’uomo la sua natura divina e non richiedeva la presenza dell’acqua, ma solamente le parole del rito, l’imposizione delle mani e il porre il libro del vangelo attribuito a Giovanni sopra il capo del battezzato. Infatti i Catari utilizzavano solo il vangelo di Giovanni l’Evangelista e non a caso, perché ha un’impostazione di tipo gnostico, come risulta evidente dal prologo e dall’affermazione di uno dei princìpi fondamentali dello gnosticismo: l’uomo proviene da Dio e partecipa della sua natura divina. Gli stessi testi mandei infatti ne recano dei brani nelle loro scritture.

Vivevano tra la gente dei villaggi, ignorando chiese o cappelle, rifacendosi ai principi della predicazione itinerante; non uccidevano uomini o animali, non mangiavano la carne, la donna aveva parità con l’uomo. Avevano rigide norme che distinguevano gli iniziati o perfetti dai semplici credenti. Inoltre abolivano anche la proprietà privata, il che favorì la stretta alleanza tra Stato ed Altare. Le loro terre ricche non facevano che aumentare la brama dei vari signori e l’autonomia della Provenza non era molto gradita. Anche per questi motivi, e non solo quelli religiosi, furono attaccati.

Fu per contenere l’estendersi del fenomeno cataro che, dopo infruttuosi tentativi da parte di alcuni legati papali, Domenico di Guzmán concepì un nuovo modo di predicare usando i loro metodi, vale a dire, operare in povertà, umiltà e carità, per sconfiggerli sul loro stesso terreno e fu proprio Domenico che fonderà l’ordine domenicano che sarà il futuro responsabile dell’Inquisizione catara. Bernardo di Chiaravalle, il quale creò per i Catari i “conversi”, corpo laico all’interno dei monasteri cistercensi, nei quali essi potevano esprimersi nelle loro pratiche religiose, cercò di inglobarli nella Chiesa: il loro modo di vivere era più vicino alla povera gente di quanto non lo fosse quello degli ecclesiastici del tempo. Ma la loro visione dualistica non era accettabile da parte del clero.

Data l’inefficacia di questi interventi di tipo non violento, papa Innocenzo III bandì contro di essi nel 1208 una vera e propria crociata, prendendo come pretesto l’assassinio del suo legato. Béziers fu presa, la città fu distrutta e l’intera popolazione uccisa e arsa viva. Ai soldati che chiedevano come cogliere la differenza tra i Catari e i cattolici, il legato papale Arnaud Amaury indirizzò queste famose parole: “Uccideteli tutti, Dio li riconoscerà”. Per debellare l’eresia catara fu appositamente creato da papa Gregorio IX il Tribunale dell’Inquisizione, che impiegò settant’anni ad estirpare il catarismo dal sud della Francia. Tolosa e Carcassonne, con sorti alterne, nei dieci anni successivi caddero e i nobili che avevano sostenuto il movimento cataro dovettero firmare dei trattati. A Montségur viveva una comunità catara molto grande. Questo villaggio, collocato su un’altura e fortificato, fu sconfitto dopo un lungo assedio durato nove mesi, nel 1244. Più di duecento eretici furono bruciati e il castello di Quéribus fece la stessa fine pochi anni dopo.

In ogni caso, i Catari pensavano alla Chiesa cattolica come mistificatrice del messaggio di Gesù, che consideravano maestro gnostico, e non un dio: non adoravano la croce, perché erano sostenitori del docetismo. E loro stessi erano gnostici, secondo la cosmogonia che ci perviene dai loro pochi scritti, quasi tutti distrutti durante le crociate, che coincide a quanto hai detto sulla loro visione dottrinale

Ma cos’è il docetismo? E’ una dottrina cristologica, ovvero una concezione particolare della vera natura del Cristo. Il suo nome deriva dal verbo greco dokéin, che significa apparire. Essa si riferisce alla convinzione che le sofferenze e l’umanità di Gesù Cristo fossero apparenti e non reali. Secondo i docetisti, non era concepibile che in Gesù Cristo potessero convivere contemporaneamente natura umana e divina, essendo queste rappresentazioni, rispettivamente, del Male e del Bene. Da questa considerazione deriva che Cristo non avrebbe potuto avere un corpo umano reale, ma soltanto un corpo etereo e quindi non sarebbe potuto nascere da Maria, né morire e neppure resuscitare. Ne consegue che tutto ciò che riguarda la natura umana di Gesù si risolverebbe allora in una pura illusione dei sensi. Anche i musulmani sono docetisti. Nel Corano si afferma proprio che i malvagi credettero di aver ucciso Gesù, ma in realtà egli fu assunto in cielo.

La Chiesa cattolica ha scelto come simbolo di Gesù la croce che ricorda il suo supplizio, ma nella storia archeologica le prime croci risalgono all’antica Mesopotamia.

In realtà è un controsenso identificare Gesù con la croce, perché egli era ebreo e per gli ebrei la croce era simbolo di biasimo.

Probabilmente i Catari attingevano a conoscenze del cristianesimo antico, non quello che noi sappiamo trasformato e snaturalizzato da san Paolo e dai padri della chiesa.

Sappiamo che già vent’anni prima della caduta di Gerusalemme i Templari, la cui presenza nella Francia meridionale era sempre forte, si avvicinarono ai Catari. Durante le crociate apparentemente l’ordine si mantenne neutrale, ma è risaputo che supportò gli eretici, offrendogli spesso rifugio e accettando anche tra le sue fila i nobili catari. Il rifiuto della croce di cui furono accusati i Cavalieri e i Catari e la forte venerazione per Maria Maddalena avvicinavano questi due gruppi profondamente.

Dopo la caduta di Monsegur nel 1244 molti Catari si erano rifugiati nell’Italia settentrionale. In particolare sappiamo di insediamenti a Sirmione, a Desenzano sul Garda e a Chieri. Non è quindi escluso che qualche piccolo nucleo sopravvivesse clandestinamente.

Il catarismo era già diffuso da molti anni in Italia e nel trecento questa comunità esisteva ancora, come sappiamo dai resoconti inquisitoriali, nonostante lo sterminio in Francia. Secondo alcuni storici i Catari erano già insediati a Chieri negli ultimi decenni del 1200, beneficiando della protezione delle fazioni cittadine ghibelline, avverse ai papi.

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