I mandei, un popolo misterioso

Il termine Sabei viene utilizzato nel Corano, anche se non è chiaro per indicare quale tipo di popolazione; siccome vengono accostati alle genti del libro, cioè a ebrei, cristiani e zoroastriani, ovvero ai monoteisti, è probabile che fossero identificati con i Mandei, una setta unica, l’ultima setta gnostica ancora oggi esistente al mondo. Si ipotizza che ne siano rimasti solo ventimila, sparsi nella zona tra Tigri ed Eufrate, in isolamento culturale e spesso vittime di persecuzioni, compresa quella di Saddam Hussein. Ma probabilmente altri ventimila vivono nella diaspora in Europa occidentale, ma anche in Australia, Stati Uniti, Canada e Nuova Zelanda, in Siria e in Giordania. I monaci missionari portoghesi li appellarono “Cristiani di San Giovanni”, per la loro devozione al Battista. Tra loro, si definiscono “Mandei” in lingua “mandea”, un dialetto di derivazione aramaica, la lingua del tempo di Gesù. Mandei significa “coloro che cercano la conoscenza”, derivando dall’aramaico “manda” “sapere” ed è la traduzione aramaico-orientale del greco “gnostikoi”.Il motivo dell’importanza storica dei Mandei è causato dal loro isolamento socio-culturale, che ha congelato un patrimonio religioso fermo attorno al I secolo d.C. Essi hanno il loro testo sacro: il Ginza, una raccolta di storia, teologia e preghiere liturgiche. Attraverso lo studio di questo testo si è potuto stabilire che, come confermato anche dall’Harrān Gāwetā, un altro libro sacro di poco successivo, i Mandei devono aver lasciato l’area palestinese nel I secolo d. C., subito dopo la distruzione di Gerusalemme, per rifugiarsi nell’area mesopotamica, dove però, ben presto, iniziarono ad avere contrasti anche con i Persiani.

Il mandeismo è una religione completamente pacifica e non fa proselitismo; la sua visione del mondo si basa su un dualismo tipicamente gnostico: la contrapposizione tra un dio supremo del mondo della luce e il mondo delle tenebre e del male, abitato da demoni di cui il capo è Ruha, uno spirito malvagio. L’uomo vive nel mondo delle tenebre e dopo la morte ogni anima passa attraverso diverse stazioni, aiutata da un messaggero, fino a raggiungere il mondo della luce. Alla fine il regno delle tenebre sarà esaurito e rimarrà solo quello della luce.

Vedono la donna come un dono del regno della luce, di conseguenza esiste parità assoluta di diritti. E che non hanno templi o chiese, per loro l’unico tempio sono le acque dei fiumi, dove esercitano la cerimonia più importante per loro: il battesimo. 

Dei Mandei come popolo di “battezzatori” tratta, già nel II secolo d.C., Luciano di Samosata, che parla esplicitamente di un gruppo di persone che sull’Eufrate, nel nord della Siria, si alzano ogni giorno all’alba e “ricevono il battesimo” indossando vesti di lino. Il significato del battesimo come inteso da questa setta risulta molto differente rispetto alla visione cristiana: è un atto purificatorio continuamente ripetuto, settimanalmente, per avvicinarsi al mondo della luce, permettendo così la guarigione del corpo e dell’anima.

E’ un tipo di battesimo diverso da quello praticato da Giovanni Battista, che lo utilizzava per convertire. 

Dobbiamo andare oltre quello che leggiamo nei vangeli. Anche gli Esseni erano soliti indossare vesti di lino bianco all’atto dell’abluzione e, anche per quanto riguarda i Mandei, il battesimo è somministrabile unicamente a chi indossi il tipico costume, composto da sette pezzi di lino bianco. Nel Ginza vi è una lista di profeti e l’ultimo profeta, il più grande, è “Iuhana Masbana”, cioè Giovanni il Battista. Alcuni studi biblici raccontano che Giovanni si era ritirato nel deserto in eremitaggio, praticava il battesimo a mezzo di abluzioni e non mangiava carne. Tutte queste caratteristiche potrebbero indicare che Giovanni fosse un esseno: gli Esseni erano infatti una comunità di eremiti che abitavano nel deserto, avevano semplici vesti, vivevano mangiando quello che il deserto gli forniva e praticavano abluzioni plurigiornaliere per purificare spirito e corpo. I vangeli ci dicono che Giovanni praticava il battesimo di conversione, ma non specificano che tale battesimo fosse unico. A tale battesimo si sottopone Gesù e, nella teologia mandea, Gesù (Ishu Mshiha) è un “mšiha kdaba”, un falso Messia, come Abramo e Mosè, che ha completamente stravolto l’insegnamento impartito dal Battista. Ci sono idee controverse sull’origine del mandeismo: alcuni pensano che sia una eresia cristiana dei primi secoli, altri che sia una gnosi pre-cristiana ed un terzo partito è convinto che il loro sistema si fondi su un sincretismo tra elementi cristiani, giudei e manichei.

Tratto dal Romanzo “il mistero dell’ultimo maestro gnostico”, di Valeria Bobbio

 

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