Alda Merini: la poesia prima di tutto

Alda Merini (Milano, 21 marzo 1931 – Milano, 1º novembre 2009) non è solo stata una grande poetessa, ma una donna che ha passato dieci anni di manicomio riportandoci lucidamente un’esperienza terrificante che ha contribuito ad aprire uno squarcio sul lager terribile costituito da questa istituzione. Non solo grande poetessa, ma anche biografa di se stessa, per esempio nella bellissimo libro “L’altra verità” Alda racconta del suo ricovero in manicomio come un evento casuale, dopo aver dato in escandescenze a causa di un esaurimento per stanchezza peggiorato dopo la morte della madre.

Da questo momento, narra Alda, in pochi giorni entrerà nel tritacarne del manicomio che depersonalizza con la soppressione della dignità gli esseri umani, utilizzando le medicine e l’elettroshock, privando dei più elementari diritti umani e bisogni essenziali e individuali. Il corpo viene annullato dalle vesti tutte uguali, dalla sporcizia e dagli ambienti spogli destinati ai prigionieri, violazioni del pudore e della riservatezza, l’anima depauperata dall’assenza di contatti umani che avvengono solo tra pazienti e spesso scoraggiati dal personale. Alda tratteggia magistralmente i suoi incontri con i malati, i suoi innamoramenti, le sue trasgressioni alle regole.

Quello che colpisce è che il suo internamento durerà così tanto perché sarà lei stessa a voler restare in manicomio, uscendo solo per partorire per poi farvi ritorno e, dopo una fuga, sentendosi rifiutata dalla famiglia e malata nell’anima.

L’autrice svela la disumanizzazione, le torture ai malati, l’abbandono nella sporcizia, il sesso vietato come sconcezza.

Eppure, poetessa già a 15 anni, il manicomio non riuscirà a ledere il suo dono.

Afferma Alda che la poesia cementa il senso dell’uomo, il poeta si riempie di spiritualità, il segreto del poeta è ascoltare la vita e accettare il dolore. Il Dolore arriva sempre, cercando di non soffrire si soffre molto di più. Il dolore è come la morte, non si può evitare. Accettare il dolore, è una forza propulsiva che veste di luce un poeta. La vita non ha un senso, è la vita che dà un senso ma dobbiamo farla parlare e ascoltare. L’anima del poeta soffre maggiormente, ma non discute il dolore perché l’ha accettato e si è trasformato  in un vestito incandescente. E’ così che si risorge, ma si risorge sulla terra; è da lì che dobbiamo ricominciare.

Alda usa la storia di San Francesco e il lupo come una metafora, un simbolo. Ammansire il lupo è come affrontare la paura e il dolore; il lupo è dentro di noi e dobbiamo domarlo come domiamo le nostre passioni, soprattutto l’invidia; è come rischiare tutto per la libertà. 

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