Il significato di “esoterico” ed “esoterismo”.

Perchè un romanzo esoterico?

Per me l’esoterismo e il mistero trovano una espressione naturale nella letteratura

Che cosa significa “ESOTERICO“?

Questo termine deriva dal greco “esotericos”, che deriva a sua volta da “esoterus”, parola greca antica che si traduce con “interiore”. In origine infatti gli studi esoterici riguardavano l’interiorità dell’uomo e la scoperta di se stessi. Nel senso comune già anticamente si indicavano con “esoterici” gli insegnamenti riservati a pochi iniziati, in contrapposizione con “essoterici”, ovvero aperti a tutti. Ogni dottrina può avere una parte esoterica ed una essoterica. Di qui col tempo il termine fu usato per indicare pratiche magiche o di cartomanzia.

Che cosa è il MISTERO?

E’ qualcosa che va oltre le capacità razionali, Misteri erano chiamati alcuni culti religiosi con pratiche segrete nell’antichità classica, come i misteri Eleusini.

Albert Einstein afferma: “La più bella sensazione è il lato misterioso della vita. E’ il sentimento profondo che si trova sempre nella culla dell’arte e della scienza pura. Chi non è più in grado di provare stupore né sorpresa è per così dire morto. I suoi occhi sono spenti.”

Il MISTERO e l’ESOTERISMO sarebbero quindi collegati da un’ansia di ricerca, che non esclude la razionalità ma si affida soprattutto all’intuizione e alla sensazione. Tutto ciò chiama in causa la storia e la filosofia, discipline imprescindibili per comprendere le dottrine misteriche.

Il plot del mio romanzo ha la linea di un thriller che si svolge ai nostri giorni ma affonda le radici nel passato, un passato recente ma anche più lontano, che sfiora il medioevo con gli orrori dell’inquisizione e giunge fino in Palestina prima della nascita del cristianesimo. Il libro viaggia quindi su sue livelli che sono intrecciati: quello del thriller, che prende le mosse da un omicidio rituale, e quello di un’indagine che i due protagonisti faranno per scoprire il senso di un misterioso scritto mistico trovato sul luogo del delitto che li condurrà ad un percorso iniziatico.

Nel 2008 casualmente mi sono imbattuta nella storia dei Dolciniani, o “Apostolici”, setta ereticale medievale, un movimento pauperistico itinerante. Durante gli spostamenti effettuati in Italia settentrionale per diffondere le proprie convinzioni e accrescere il numero dei seguaci, Dolcino e i suoi furono ospitati tra il vercellese e la valsesia, per avere poi un triste epilogo a Trivero, nelle valli Biellesi, dove nel 1308 furono repressi da una crociata indetta dall’Inquisizione. Dagli studi su questo periodo ricco di molti altri movimenti ereticali che proponevano come modello la vita di Gesù come proposta dai vangeli, in contrapposizione alla crudeltà, alla misoginia e agli sfarzi corrotti della Chiesa cattolica, è nato il mio romanzo, che è un thriller ambientato ai giorni nostri a Trivero, ma ripercorre e propone teorie sulla nascita e l’evoluzione del cristianesimo, tenendo conto delle dottrine che si sono affiancate o si sono contrapposte ad esso.

Le notizie storicamente accertate sulla figura e l’opera di Dolcino sono poche ed incerte e le fonti provengono da parte avversa ai Dolciniani. Alcune narrano che il suo vero nome era Davide Tornielli; non vengono menzionati il suo luogo di nascita e la data, ma si suppone fosse nell’alto novarese. Altre fonti, per screditare il personaggio dell’eretico Dolcino, sostengono fosse il frutto dell’unione di una donna del posto con un ecclesiastico.

Nel 1291 Dolcino entrò a far parte del movimento degli Apostolici, guidato da Gherardo Segarelli; la definizione di “frate”, con cui spesso Dolcino viene appellato, non deve essere fraintesa, perché è improbabile che egli abbia pronunciato voti religiosi; possiamo pensare che si autodefinisse “fratello” nell’ambito del movimento. Gli Apostolici, in sospetto di eresia e già condannati da papa Onorio IV nel 1286, furono repressi dalla Chiesa Cattolica e il Segarelli fu arso sul rogo il 18 luglio 1300. Come per altri movimenti giudicati ereticali, tra cui Valdesi e Patarini, il modello degli Apostolici è la chiesa di Cristo e dei primi apostoli, accuratamente praticato: un diverso stile di vita e società, una scelta etico-esistenziale autonoma, la cui coerenza gli fece guadagnare una crescente credibilità popolare. Si fecero chiamare “Apostolici”, “Poveri di Cristo” e “Minimi”, proprio per sottolineare la loro posizione al livello sociale più basso, anche rispetto ai Francescani conventuali, per lo stile di vita integralmente povero che si esprime anche nel rito della “expoliatio” per i nuovi fedeli apostolici: vengono riuniti in cerchio e devono gettare i propri abiti, poi redistribuiti a caso, in attesa che ciascuno possa avere un saio di rozza tela di sacco. Anche il “surplus” delle elemosine ricevute viene lasciato sul posto o restituito.

La predicazione di Dolcino continuò quella del Segarelli e si svolse anzitutto nella zona del lago di Garda, con un soggiorno accertato presso Arco di Trento. Nel 1303, predicando in questi territori, Dolcino conobbe la giovane Margherita Boninsegna, che divenne la sua compagna e lo affiancò nella predicazione.

Dolcino fu uomo dotato di magnetismo tant’è che il numero dei fedeli crebbe. La sua dottrina era ostile a Roma e a papa Bonifacio VIII, di cui profetizzava la precoce scomparsa. Dolcino e i suoi furono ospitati tra il Vercellese e la Valsesia, sua terra d’origine. Qui, a causa delle dure condizioni di vita dei valligiani, le promesse di riscatto dei dolciniani conobbero un incredibile successo. Il 10 marzo 1306, tutti i seguaci si rifugiarono sul Monte Rubello sopra Trivero, nel Biellese, nella vana attesa che le profezie millenaristiche proclamate da Dolcino si realizzassero. Contro di loro fu schierato l’esercito di una vera e propria crociata, proclamata da Raniero degli Avogadro, vescovo di Vercelli che coinvolse anche truppe del Novarese. I Dolciniani resistettero a lungo, ma infine, provati dall’assedio e dalla mancanza di viveri, furono sconfitti e catturati nella settimana santa del 1307. Quasi tutti i prigionieri furono uccisi; fra’ Dolcino, processato e condannato a morte, fu giustiziato pubblicamente il 1° giugno, dopo avere assistito al rogo di Margherita e del suo luogotenente e subito torture barbare, come il taglio del naso e dei genitali.

Il ruolo militare di Dolcino, passò alla storia come guerrigliero e partigiano, eroe precursore di un socialismo utopico per il mondo laico e come brigante, libertino e guerrafondaio per il mondo cattolico. erano contro la Chiesa, che ostentava ricchezze e sfruttava la povera gente in barba agli insegnamenti del vangelo. Ostentazioni inutili di una ricchezza che non aveva senso, poiché gli eretici pensavano, come i Celti, che Dio si potesse pregare meglio in mezzo alla natura.

Cito dalle lettere di Dolcino: “La chiesa consacrata non vale di più, per pregare Dio, di una stalla di cavalli o di porci” “Si può adorare Cristo nei boschi come nelle chiese”. l’aspetto della resistenza montanara, il contesto fondamentale per capire Dolcino.

Mentre mi documentavo su Dolcino e la sua setta le ricerche si sono rivolte anche ad altre eresie medievali, in particolare a quella Catara. Il catarismo si diffuse in vaste regioni della Francia meridionale e dell’Italia settentrionale, con punte di elevata densità nella Linguadoca, nella Provenza e nella Lombardia durante basso Medioevo, e in particolare tra il 1150 e il 1250, un’eresia dualista che si fondava essenzialmente sul rapporto oppositivo tra materia e spirito, di matrice gnostica, pensavano alla Chiesa cattolica come mistificatrice del messaggio di Gesù, che consideravano maestro, e non un dio: non adoravano la croce, perché erano sostenitori del docetismo. E loro stessi erano gnostici, secondo la cosmogonia che ci perviene dai loro pochi scritti, quasi tutti distrutti durante le crociate. L’ultima roccaforte dei catari, Montségur, fu espugnata nel 1244.

La gnosi è la dottrina della salvezza tramite la conoscenza, una forma di conoscenza superiore e illuminata dell’uomo, del mondo e dell’universo, frutto del vissuto personale e di un percorso di ricerca interiore. Essa si affida all’intuizione, anche se non rifiuta l’uso della ragione.

Le origini della gnosi sono tutt’ora oggetto di controversie, ma secondo recenti teorie sicuramente le radici affondano in epoca precristiana. Alcuni sostengono sia nata in Mesopotamia, altri nel mondo ellenistico ad Alessandria d’Egitto. Le idee gnostiche, anche dopo il cristianesimo, continuarono ad affiorare ad intervalli regolari, con alcuni movimenti ereticali, come i Catari, i Pauliciani, i Mandei.

Il cuore dello Gnosticismo è une speranza di libertà e di liberazione basata su una singola idea: nell’uomo è nascosta una scintilla divina. La Gnosi è il processo di “ricordo” e di “ricostruzione” che porta l’uomo a riscoprire questa scintilla superando le nebbie dietro cui si nasconde.

La gnosi è conoscenza, ma di carattere speciale: non conquista di verità a partire dall’esperienza o dogmi, bensì conoscenza rivelata misteriosa, esoterica, espressa per lo più in forma di mito e

Ci sono degli elementi comuni tra lo gnosticismo e il platonismo: basta pensare al mito della caverna descritta nel timeo, che rende evidente che la metafora della conoscenza di un mondo superiore è affidata al singolo che si libera dalle catene e acquisisce gradi sempre superiori di vicinanza al mondo delle idee, grazie a un tipo di conoscenza noetica. Platone considerava quattro livelli della conoscenza, partendo da quella puramente sensibile non sorretta dalla razionalità, a quella sensibile ma sottoposta al vaglio della ragione, fino a quella puramente razionale, che chiamava dianoetica. In pratica la dianoetica è la conoscenza dialettica, che procede per sillogismi, e che comprende gli schemi della matematica. Sulla dianoetica si fonda la scienza moderna. Platone però riteneva che la forma più alta di conoscenza non fosse la dianoetica, che procede in modo razionale, ma la noetica, che usa l’intuizione (il nous, l’intelletto puro) per comprendere la verità ultima senza bisogno di spiegazioni e ragionamenti. La gnosi va ovviamente compresa a livello noetico, perchè non parla alla razionalità, ma all’intuizione. I sensi fisici ed i metodi della scienza di matrice newtoniana possono indagare solo la dimensione esteriore della realtà, mentre l’essenza nascosta delle cose può essere esplorata dai sensi cosiddetti “sottili”,dall’intuizione fino alle percezioni extrasensoriali, e da una scienza di matrice noetica (capace, cioè, di coniugare i processi mentali logico-razionali ed analogico-simbolici). Molto calzante, a questo proposito, è una frase di Carl Gustav Jung: “Chi guarda fuori sogna, chi guarda dentro si sveglia!”

Il romanzo tocca luoghi nella nostra terra piemontese, si parla di storia, di architetture religiose, di religione, di eresie. Ricerca nelle chiese di simboli gnostici. Nel prosieguo delle indagini Andrea e Roberto e analizzano Chiese, Santuari, opere d’arte scovando riferimenti, segni ed indizi mistici ed esoterici, indispensabili per comprendere la tesi sostenuta nel libro: la religione cristiana che crediamo di conoscere non esiste; 2000 anni di inganni per legittimare la Chiesa come istituzione.

Ho condotto in prima persona le ricerche e visitato le chiese e i luoghi menzionati nel libro, costruendo un castello logico che conduce alla parte finale, dove il percorso esoterico si compie e verrà scoperto anche l’assassino, in una sequela di sconvolgenti rivelazioni.

Ho letto i seguenti autori: Mircea eliade, renè guenon, hans jonas, David Donnini, Domenico Rosaci, filippo goti, Emanuele severino, il vangelo di tommaso, testi sui rotoli di qumran, elain pagels per quanto riguarda i rotoli di nag hammadi.

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